06.07.2021

ASSEMBLEA ABI: LA RELAZIONE DEL PRESIDENTE ANTONIO PATUELLI

Oggi a Roma si sta tenendo l’Assemblea annuale dell'Associazione Bancaria Italiana, aperta dalla relazione del Presidente Antonio Patuelli, cui seguono gli interventi del Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco e del Ministro dell'Economia e delle Finanze Daniele Franco.

 

Di seguito il testo integrale della relazione del Presidente Patuelli

 

Relazione Assemblea ABI 6 luglio 2021

 

Abbiamo vissuto una drammatica inaspettata pandemia.

Il Covid 19 ha sconvolto abitudini e relazioni, le libertà hanno dovuto subire temporanee limitazioni.

Il mondo è ora pieno di incertezze.

La ricerca scientifica ha accelerato: in pochi mesi sono stati scoperti e prodotti vaccini che stanno combattendo il Covid.

Chi ha sviluppato la ricerca scientifica è avvantaggiato contro la pandemia, ma non basta: occorrono sforzi mondiali convergenti per una migliore tutela della salute e dell’ambiente.

L’aver troppo perso la memoria delle pandemie e dei drammi delle guerre aveva fatto crescere in Occidente le spinte isolazioniste e nazionaliste che si sono scontrate con l’estremo realismo della pandemia.

L’Occidente, dopo anni perfino di incertezze sui propri valori, sembra aver ritrovato le migliori tradizioni.

I mercati aperti e l’inclusione sociale sono mezzi per generare opportunità e ricchezza, per ampliare le libertà.

Per Stuart Mill i commerci presuppongono collaborazione, fiducia e apertura, favoriscono la pace.

L’Unione Europea era in crisi quando è arrivato il Covid, dopo difficoltà e lacerazioni culminate in Brexit.

La pandemia ha stimolato un salto di qualità nella UE, con innovazioni rilevantissime.

La BCE (con l’impegno determinante della Banca d’Italia) è all’avanguardia nelle iniziative che hanno messo in sicurezza l’Euro che ha molto limitato i pericoli di gravi crisi finanziarie dei Paesi membri, a cominciare dai più indebitati, come l’Italia.

La Vigilanza della BCE ha introdotto provvedimenti di flessibilità e di stabilità per prevenire crisi bancarie.

Altri organismi europei, dal più ampio perimetro di Paesi membri, come l’EBA, ora a 27, hanno alternato flessibilità e rigidezze frutto delle complessità a raggiungere compromessi.

La nuova definizione di default e le regole più stringenti del calendario dei crediti deteriorati mal si sono conciliate con la pandemia.

La UE ha risposto al Covid con il grande programma di sviluppo e con le vaccinazioni che rappresentano, con gli interventi finanziari, i primi grandi programmi concreti della UE di fronte a una grave emergenza.

L’Unione Europea sta muovendosi a “due velocità”, con l’area dell’Euro più avanzata ed innovativa.

Ma non basta.

Mancano una Costituzione e molte armonizzazioni, Testi Unici e regole fiscali omogenee.

Occorre che l’Unione Europea sviluppi strategie per l’energia, la salute e l’ambiente, la ricerca e lo spazio, le reti, i dati e la difesa.

La UE deve dimostrarsi tutrice di diritti, non solo impositrice di doveri.

Aveva ragione Monnet quando scriveva che “l’Europa si farà attraverso la crisi e sarà costituita dalla sommatoria delle soluzioni che saranno date”.

Infatti, o cresce la UE, o crescono le conflittualità fra gli Stati.

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In questo complesso e drammatico contesto, le banche hanno continuato ad operare nonostante tutto.

In Italia le banche non si sono mai fermate: impegnate a ridurre gli effetti delle crisi finanziarie precedenti, coinvolte profondamente negli effetti sanitari ed economici della pandemia, hanno lavorato tutti i giorni, assommando ai tanti compiti, quelli straordinari conseguenti al Covid.

La pandemia non ha trovato impreparato il mondo bancario in Italia che, dopo importanti, complessi e costruttivi negoziati fra l’ABI e le Organizzazioni Sindacali del settore, a fine 2019 aveva realizzato il nuovo lungimirante Contratto Nazionale di Lavoro che prevede anche forme di lavoro inaspettate e ha favorito il costante dialogo costruttivo che ha permesso di definire continuamente nuovi accordi anche per tempi eccezionali.

Ringraziamo tutti coloro che lavorano nelle Banche in Italia, le Organizzazioni Sindacali e il Comitato Affari Sindacali e del Lavoro dell’ABI per quanto è stato realizzato con grande senso di responsabilità in questi lunghi e difficili mesi che hanno evidenziato ulteriormente il ruolo d’avanguardia del mondo bancario in Italia.

Tutto ciò ha reso possibili gli straordinari sforzi anche a supporto delle misure eccezionali economiche e sociali della UE e della Repubblica per evitare che il Covid travolgesse l’economia e l’occupazione, dopo anni di crescita rallentata o mancata in Italia, caratterizzata dalla frequente debolezza patrimoniale delle imprese.

L’ABI, mai rassegnata, con forte determinazione anticiclica e proattiva, già a fine febbraio 2020 ha realizzato un accordo con le altre Confederazioni di imprese e con i Sindacati per una moratoria che è stata seguita da quelle opportunamente promosse dalle Istituzioni nazionali che hanno introdotto misure per la liquidità delle imprese, con garanzie pubbliche autorizzate dalla UE.

Le Banche e chi vi lavora hanno sviluppato formazione, tecnologie ed organizzazione per rendere possibili operazioni finanziarie di massa per prevenire le crisi delle imprese, a invariata legislazione bancaria, finora con diversi milioni di pratiche decise di moratoria e circa 2.300.000 prestiti nuovi o ampliati, più o meno garantiti, per oltre duecento miliardi di Euro. Un’opera colossale che continua, che deve continuare almeno fin quando la pandemia non sarà debellata, senza interrompere anzitempo queste iniziative che dovranno progressivamente diminuire solo dopo che la ripresa si sarà sviluppata. Inoltre le banche sono molto impegnate a sostegno dei giovani, innanzitutto per i nuovi mutui molto agevolati loro dedicati.

Ma anche tutto ciò non basta.

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Quando sarà davvero finita la pandemia, tutto non potrà e non dovrà tornare come prima. Non dovrà essere dimenticata questa terribile esperienza che potrà ripetersi in diverse forme.

Occorre incoraggiare gli investimenti in ricerca scientifica in Europa e in Italia per essere più efficaci e rapidi in ogni eventualità.

La tutela della salute e dell’ambiente devono essere priorità in ogni ambito: gli sforzi non sono mai sufficienti e risolutivi.

Occorre sia anche rivitalizzata l’ONU.

La Repubblica Italiana uscirà dalla pandemia ancor più indebitata: il risanamento finanziario non dovrà gravare ulteriormente sulle imprese (che sarebbero penalizzate nella concorrenza internazionale), né sulle famiglie.

Necessita correggere l’lrap, di dubbia costituzionalità, che grava sulle imprese a prescindere dal reddito che producono o meno.

Occorre promuovere una grande crescita economica e sociale con imponenti investimenti per un forte sviluppo sostenibile, utilizzando al meglio i fondi della UE e incentivando i risparmiatori italiani ad investire non solo in Titoli di Stato, ma anche in obbligazioni convertibili e in azioni di società.

E’ necessario incoraggiare i risparmiatori ad investire, distinguendo fiscalmente gli investimenti a medio e lungo termine dei “cassettisti”, che non debbono essere equiparati agli speculatori, ma incoraggiati ad investire con aliquote fiscali decrescenti in proporzione alla durata degli investimenti liberamente scelti.

Questa riforma rafforzerebbe i risparmiatori, le imprese italiane, frequentemente gracili, e lo Stato.

Oggi il tasso medio di rendimento sui depositi in conto corrente è lo 0,03%, gravato dal 26% di imposte.

Il gettito per lo Stato è irrilevante.

Se i risparmi venissero fiscalmente agevolati, con aliquote progressivamente ridotte in proporzione alla durata degli investimenti, mediamente più redditizi dei depositi in conto corrente, l’aumento dei rendimenti remunererebbe maggiormente i risparmiatori e lo Stato.

Con le risorse europee e i risparmi privati di famiglie e imprese, l’Italia ha la possibilità di grandi investimenti, per un accelerato sviluppo sostenibile per la crescita economica, sociale e civile.

Le banche sono in prima fila in questo grande sforzo che necessita in ciascuno più intensi valori e intransigenza morale, più rigore per la legalità, nei doveri e nei diritti, più impegno sociale e civile, meno miope egoismo, più sensibilità diffuse anche per la solidarietà, per nuove speranze anche di giustizia sociale, per la tutela di tutte le libertà civili, economiche, sociali ed ambientali e per la forte crescita dei processi di civilizzazione ovunque.

Le Banche debbono essere d’esempio con i maggiori livelli di professionalità e onorabilità richiesti dalle norme e dalle complessità dei compiti, con forti sensibilità etiche in tutte le operazioni, dall’impegno nella lotta al riciclaggio e all’usura, all’ulteriore crescita dei pagamenti tracciati.

Nella tutela delle differenze di genere non possono esservi penalizzazioni delle carriere professionali: le donne siano davvero libere di scegliere senza che sia il genere a farlo per loro.

Anche dopo la pandemia le Banche vivranno in un mondo globalizzato e dovranno combattere ogni rischio.

Apprezziamo quanto stanno facendo le Autorità di Vigilanza e di Garanzia dei mercati, come la Consob, nel combattere le illegalità finanziarie che sono cresciute nella Rete.

Le banche operano con i tassi minori della storia, competono in fattori produttivi, con diversi modelli, con regole che, almeno nell’Occidente, non debbono essere diverse, a cominciare da quelle di Basilea.

Occorre certezza del diritto anche prospettica.

Per la riduzione dei costi di struttura le banche in Italia hanno fatto rilevanti passi in avanti, con piani industriali discussi con le rappresentanze sindacali, rifiutando il licenziamento come metodo per ridurre il personale.

Sono realtà le forti innovazioni bancarie in Italia, le più rilevanti in Europa, con diversità competitive che rappresentano occasioni di scelta per imprese e famiglie, insieme alle innovazioni tecnologiche che evolvono oltre l’immaginazione.

Ora in Italia i gruppi bancari e le banche indipendenti sono poco più di cento (oltre alle Raiffeisen e alle filiali di banche estere), mentre erano 110 nel dicembre scorso.

La pandemia porta anche crisi aziendali che occorre innanzitutto prevenire gestendo il rischio di credito, valutando l’effettiva capacità dei debitori di rimborsare e non ritardando gli appostamenti prudenziali nei bilanci.

Non giovano a nessuno gli eccessi di rigidità, anacronistici con la pandemia, come la nuova definizione di default e il rigido calendario di deterioramento e svalutazione dei crediti che sono stati pensati ben prima del Covid.

Per i nuovi crediti deteriorati e deteriorandi occorrono tutte le misure che sono state utili per ridurre quelli preesistenti: sarebbero utili anche le tanto attese cosiddette bad banks.

L’Unione Bancaria Europea deve crescere senza strappi o forzature, innanzitutto con Testi Unici di regole identiche per tutti, non episodicamente come per il default e il calendario di deterioramento.

L’Italia deve divenire più attrattiva per i risparmi e gli investimenti nazionali e internazionali, con semplificazioni normative, senza continue sovrapposizioni di leggi vecchie e nuove, e con la riduzione dei tempi della giustizia.              

Sono doverosi per le Banche comportamenti coerenti, rettilinei, austeri e senza scorciatoie, con obiettivi realisticamente raggiungibili, con instancabile zelo e metodi incorruttibili, con senso del dovere e delle responsabilità.

Le Banche debbono essere previdenti su tutto, preparate anche all’imprevedibile, pure ad una possibile “pandemia tecnologica” contro la quale sono ingenti gli investimenti bancari per la sicurezza.

La lungimiranza per le Banche non basta mai.

Ma ora abbiamo una certezza in più: la sentenza definitiva della Corte di Giustizia Europea sugli aiuti di Stato per il “caso Tercas” ha introdotto certezza del diritto e maggiore credibilità per le Istituzioni europee.

Si tratta di nostre soddisfazioni innanzitutto morali che hanno tolto equivoci e rivitalizzato in pieno l’operatività, a minori costi, dei salvataggi bancari con i metodi della prevenzione.

E’ apprezzabile che il Governatore della Banca d’Italia abbia autorevolmente affermato sui salvataggi bancari che la risoluzione con bail in “non va bene per le piccole banche non sistemiche per le quali si adatta meglio l’intervento di un fondo di garanzia dei depositi in grado di assicurare un’uscita ordinata dal mercato senza che si verifichi una liquidazione disordinata che distruggerebbe valore”.

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L’ABI, indipendente e austera, sta realizzando una sostanziale quasi rifondazione di se stessa e degli organismi connessi, con il metodo della trasparenza e della collegialità, con una profonda elaborazione culturale e programmatica, con più ampi orizzonti europei e internazionali e un’utile presenza anche regionale, con un forte impegno per l’educazione finanziaria e con una profonda riorganizzazione e cospicui risparmi per gli Associati.

L’ABI promuove idee e programmi su cui è convinta, indipendentemente da miopi opportunismi.

Ma non basta.

L’ABI, collegiale e imparziale, con le altre Associazioni delle imprese e dei lavoratori contribuisce al tessuto sociale della Democrazia libera, come indicato da Tocqueville.

Le banche non sono enti statici, ma imprese dinamiche, competitive, senza monopoli, in concorrenza piena, con finalità di libertà e responsabilità economiche e sociali e con convinzioni profonde che abbiamo appreso e condiviso con chi ci ha lasciato esemplari esperienze.

Ricordiamo commossi il nostro Presidente onorario, Tancredi Bianchi, insigne studioso, che fu Presidente dell’ABI negli anni Novanta, caratterizzati dalle forti evoluzioni giuridiche nel mondo bancario italiano.

Ricordiamo Fabrizio Saccomanni che in ABI ha portato la qualità della sua prestigiosa esperienza in Banca d’Italia e nelle Istituzioni.

Ricordiamo Vincenzo Desario che dalle sue alte responsabilità in Banca d’Italia è stato d’esempio per il mondo bancario.

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Costruiamo insieme un nuovo clima di fiducia, con slancio morale per una nuova fase economica, sociale e civile, per un nuovo possibile “miracolo economico”.

Occorre più equità innanzitutto correggendo i privilegi fiscali dei grandi gruppi tecnologici internazionali.

E’ indispensabile la riduzione delle emissioni, la rapida crescita delle energie rinnovabili e dell’economia sostenibile.

Bisogna porre argini al disordine delle cripto valute, che valute non sono, e ai fortissimi rischi di illegalità che nascondono.

Occorre “costituzionalizzare” il Web, combatterne costantemente gli abusi e garantirne la sicurezza dagli infiniti rischi di illegalità, sopraffazioni e disuguaglianze: dovrebbe essere una missione fondamentale dell’ONU per garantire a ciascuno l’uguaglianza dei doveri e dei diritti.

La UE deve impegnarsi a fondo per uno spazio comune di tutela dei dati.

L’Italia ha molti motivi per ospitare la sede dell’Autorità europea antiriciclaggio.

Il settore finanziario, per la sua centralità strategica, è al centro delle conflittualità e dei rischi insiti nelle potenzialità delle tecnologie.

Gli algoritmi debbono essere inquadrati in regole e scelte responsabili e non debbono scoraggiare lo spirito critico e il libero arbitrio.

E’ molto importante il progetto della BCE per l’Euro digitale che porterà legalità e stabilità in quelle transazioni e profonde modificazioni al far banca, a cui occorre predisporsi tempestivamente.

La rivoluzione del digitale richiede maggiore tutela dei dati e non deregolamentazioni.

Il Coronavirus ha provvisoriamente sconfitto la società aperta che aveva impiegato secoli per crescere.

La reazione al virus deve portare anche nuove speranze civili, economiche e sociali, con un nuovo umanesimo ambientale e digitale.

Mercati in buon ordine e corretta concorrenza producono efficienza economica, sviluppo e progresso sociale, contrastando i monopoli.

La superiorità morale dell’economia di mercato sussiste se vengono sempre tutelate la dignità umana e tutte le libertà.

Una forte cornice etica e giuridica è indispensabile: le tecnologie e la vita economica non possono reggere sul vuoto morale.

Ricordando il settimo centenario della morte di Dante Alighieri, le Banche debbono seguire l’ideale etico del Catone dantesco, per la rigida rettitudine per l’adempimento dei doveri, e debbono essere esemplari nello stare lontane anche dalle colpe dell’Inferno dantesco, dall’ignavia, dagli avari e dai prodighi, dagli scialacquatori e dagli usurai, dai barattieri, dagli ipocriti, dai ladri, dai seminatori di discordia, dai traditori della Patria e dei benefattori.

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